Ricordiamo
che in Italia la salute è un diritto di cittadinanza, costituzionale,
tutelata dallo Stato grazie all'articolo 31 della Costituzione. La
Repubblica tutela infatti la salute come fondamentale diritto universale
(diritto della persona ed interesse della collettività) . Solo un
Servizio sanitario pubblico può garantire gratuitamente a tutti/e,
prevenzione, cura e riabilitazione e i principi di universalità,
uguaglianza e globalità delle cure che ne hanno fatto negli anni uno dei
sistemi sanitari migliori al mondo.
Nel
1978 viene approvata la legge 833 che istituisce il SSN e in questi
anni si affermano i consultori (che prevedevano un comitato di gestione
composto anche da associazioni di cittadinanza come modalità per non
delegare la Salute al solo potere medico o istituzionale) e la legge 194, sull’interruzione
volontaria della gravidanza (frutto di un compromesso e come tale
ambigua in alcuni punti ma senza dubbio una conquista di civiltà).
Stiamo
assistendo ormai da anni, in tutte le città italiane, ad un progressivo
smantellamento dei consultori e dei diritti conquistati con lunghi anni
di lotte sostenute da larghissimi settori sociali, con la solita scusa
della contrazione dei costi e dell’accentramento a livello ospedaliero e
di Asl.
Assistiamo
a costanti campagne di attacco generale all’ autodeterminazione della
donna e in particolare alla sua salute che intendono riaffermare la
subalternità della donna, la maternità come imposizione, il dominio sul
corpo femminile, la cultura del dolore e della colpevolizzazione, il
modello della famiglia tradizionale (patriarcale), i ruoli definiti
secondo una precisa gerarchia sessuale, omofoba ed eterosessista. I
Consultori sono sempre più svuotati della loro funzione preventiva,
informativa e sociale che li aveva informati alla loro nascita
all’interno dei movimenti femministi negli anni 70.
L’esempio
più eclatante e inquietante è quello dell'interruzione volontaria di
gravidanza che nelle strutture pubbliche si trova ad essere contrastata
da mille ostacoli: diffusione di obiezione di coscienza tra medici e
operatori sanitari (70% dato nazionale), presenza nei consultori di
volontari antiabortisti con conseguente trasformazione di queste
strutture in centri di dissuasione dall'aborto, ostacoli all'aborto
farmacologico (contrasto alla diffusione della RU486, imposizione della
degenza di tre giorni).
Affermiamo
quindi e pratichiamo il diritto all'autodeterminazione e saremo sempre
in piazza e in alcuni luoghi simbolici per denunciare la gravità della
situazione, per presidiare i diritti acquisiti e continuare a lottare
per la libertà di scelta delle donne in Italia e in tutta Europa.
Per ulteriori informazioni sui servizi offerti dal Consultorio rimandiamo
alla nostra pagina Salute Donna
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